L’ETICA IN ROLANDO TORO ARANEDA E NEL SISTEMA BIODANZA – 10\10 SFIDE CONTEMPORANEE – BIODANZA 

Giornata Internazionale della Biodanza / 19 aprile 2020

di Viviana Luz Toro Matuk 


Le moltitudini del corpo 

Ciò che è in gioco 

è uno stile tattile. 

La gestazione della carezza 

nella pelle, luogo del sociale, 

la connessione con il frutto. 

Non è oltre la vita, 

ma la vita 

come essa è. 

La purezza fuggendo dalla guerra. 

 

(Da Toro R., Balada del Ángel Caído, Chile, 2005)


Senza entrare nell’interpretazione della poesia, volevo solo mettere l’accento su un tema caro a Rolando e controverso, come molte sue affermazioni: “il vero eroe è il disertore”. Questo non vuole cavalcare la metafora della guerra che è fin troppo utilizzata per leggere il fenomeno del Nuovo Coronavirus, quanto per mostrare la visione divergente sui valori e sull’etica proposta da Rolando Toro. 

In questo momento storico sociale il mondo è stato messo di fronte a una sfida a più livelli e in diversi ambiti della nostra vita, colpendo i gesti del nostro quotidiano, con forti implicazioni sulla Biodanza. Le regole di distanziamento sociale colpiscono il cuore del Sistema Biodanza, relazionale, fondato sull’incontro umano, sulla carezza, in definitiva sulla vicinanza, di cuori e di corpi. 

Di fronte all’emergenza che stiamo vivendo stanno riaffiorando discorsi e pensieri sulle scelte di paesi e cittadini e sulle priorità, salute, economia, le libertà dell’individuo di movimento, su quale sia la giusta distanza. In alcuni luoghi sulle modalità di accesso alla salute o sulla priorità di alcuni all’accesso alle terapie intensive rispetto ad altri. Il dibattito etico è acceso in rete sia nell’ambito degli specialisti di ambito medico, epidemiologico, biologico, sia da filosofi, scienziati sociali, psicologi sugli effetti delle norme di protezione sugli individui. Questa trattativa non riguarda un punto di vista deontologico (giusto, sbagliato, bene o male) ma soltanto da un punto di vista descrittivo e fenomenologico. 

Quando certe parole riaffiorano è perché ciò che quelle parole denotano è in crisi. 

Gli antropologi che si sono occupati di etica concordano nell’individuare un’etica ordinaria, come realtà soggiacente agli esseri umani: nelle parole e nelle azioni, che hanno conseguenze, nel prendersi cura di sé stessi e del prossimo, nel non farlo, nel decidere di conoscere o di farne a meno, “gli umani sono ovunque cognitivamente ed emotivamente sensibili all’etica” per citare l’antropologa Signe Howell. Questa sensibilità si configura come un habitus, un modo quotidiano di essere al mondo e che viene interrotto solo quando situazioni eccezionali lo mettono in crisi e quindi i valori vengono messi in discussione. In questo momento straordinario si può pensare all’ordinario. 

Questo è successo con l’arrivo del virus e del suo potenziale di contagio. È un momento in cui il tema etico è emerso, è diventato esplicito, aprendo alla contemporaneità le porte di un “momento etico”. 

In questi momenti si smette di parlare di etica in termini convenzionali ma si arriva ad avere la percezione della crisi e ci si addentra nelle parole con anima e corpo, come rispondendo a un bisogno intimo e al contempo della società. 

L’etica a grandi linee si riferisce ai modi del nostro stare al mondo, in cui lo stare è inteso come agire nel mondo, muoversi nel mondo. 

La dimensione etica nella sua definizione più semplice già s’inserisce come una categoria che ben si addice al Sistema Biodanza, una danza, un movimento integrato, un movimento nel mondo. Attenzione NEL, e non con un mondo là fuori, distaccato. 

Rolando ha scritto: “l’etica sorge quando la coscienza e l’affettività si integrano. Non esiste un’etica normativa”

Una particolarità dello stile argomentativo di Rolando Toro è la sintesi. I suoi testi sono distillati di conoscenza e per comprenderli a fondo occorre “fare una passeggiata nel mondo” in cui dimorano. 

L’esegesi proposta dal metodo di Biodanza fa corrispondere al lavoro teorico, il lavoro pratico, l’attività, la vivencia e in questo caso la nostra esperienza non è limitata ma è diversa, pur essendo terribilmente solita: siamo in relazione e siamo a casa nostra. 

La parola etica proviene dal greco ethos. Ethos significa costume, uso, consuetudine ma anche soggiornare, dimorare. Etica in questa doppia prospettiva significa stare dentro ad abitudini, I COSTUMI O I MODI I CUI ABITARE O VIVERE. 

Libro di Jackob von Uexkull

Jackob von Uexkull “Ambienti animali e ambienti umani”

In un testo di Jakob von Uexkull, chiamato appunto “Una passeggiata nei mondi degli animali e degli uomini” si legge: “come il ragno tesse la sua tela, ogni soggetto intesse relazioni con qualche aspetto delle cose attorno a sé e le tesse in una salda rete che sostiene la sua stessa esistenza”. In questo passo l’aristocratico estone padre dell’etologia annuncia la necessità delle relazioni di un soggetto per la sua stessa esistenza. Ora il soggetto in questione, descritto da Von Uexkull in questo passo, è un acaro anche se la sua enunciazione si addice perfettamente anche all’essere umano, se lo si considera come un’unità con il suo ambiente. In una prospettiva ecologica, la cui etimologia Oikos (casa) si sovrappone curiosamente a quella di etica, nella dimensione del dimorare. 

 

Seguendo l’analisi semantica proposta da Émile Benveniste (nel vocabolario delle Istituzioni Indoeurpee, pubblicato da Einaudi), in sanscrito questi significati starebbero nel radicale SVEdh, da cui si fa derivare SOLEO (sono solito, consueto), suus (suo), ma anche SODALIS, amico, una persona con cui si ha consuetudine, ma anche fiducia: abitudine alla corrispondenza. 

Un’attesa di soddisfazione delle proprie aspettative. Risuona questa frase come controcanto a quello che Rolando ha riconosciuto come “argomenti di vita patologici”, fra cui il motto individualistico “io sono io, tu sei tu. Non sono qui per soddisfare le tue aspettative e tu non se qui per soddisfare le mie”. La natura stessa delle relazioni umane prevede invece un’abitudine alla corrispondenza. 

Nella definizione, troviamo molto delle due dimensioni principali dell’etica che troviamo anche nella filosofia e nell’antropologia, quando l’affrontano in chiave descrittiva o fenomenologica (diverso che affrontarla in termini deontologici, cioè a partire da doveri che identificano il bene e il male, ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare): la dimensione RELAZIONALE e l’aspetto relativo all’ABITARE. 

La sintetica definizione di Rolando nasconde una fitta rete di dialoghi a bassa voce tra i principi della filosofia, della psicologia, della biologia, dell’antropologia e il principio biocentrico e il modello teorico di Biodanza. 

Riprendiamola per analizzare l’ambiente: “l’etica sorge quando la coscienza e l’affettività si integrano. Non esiste un’etica normativa”. 

Innanzitutto, l’etica secondo Rolando non “è” ma “sorge”, non è statica ma processuale. Il suo enunciato si fonda su antecedenti filosofici fenomenologici, tra gli altri Heidegger e Merleau Ponty, i quali hanno capovolto l’ordine delle priorità di forma e processo, valorizzando il secondo. Così vediamo nel principio biocentrico in cui la vita non è il dispiegamento di una forma pre-esistente ma il processo stesso attraverso cui la forma si genera e si mantiene. Da cui deriva una nozione di organismo e di persona non come entità individuali ma come incarnazioni di un processo di vita. La vita non è “in” un organismo ma sono gli organismi a trovarsi nella vita. Gli umani abitano la vita. 

Chi è il soggetto dell’etica è colui che agisce nel mondo con intenzionalità? Il discorso sull’etica si rivolge alla nozione di persona, la quale a sua volta è contesa nel dibattito che oppone la natura e la cultura, fra innato e appreso. Che approccio ha Rolando e il suo Sistema Biodanza alla persona? Un approccio ecologico, sistemico. 

 

Modello Teorico della Biodanza

Modello Teorico della Biodanza

Basta guardare il modello teorico per intuire le relazioni che compongono l’umano. Alla persona si riconosce il ruolo di agente creativo all’interno di un campo totale di relazioni le cui trasformazioni descrivono un processo di evoluzione. La persona è il luogo delle relazioni e questo pone la prospettiva topologica della persona come prioritaria rispetto a quella statistica. Lungi dall’essere considerate individui come entità discrete, pre-date, già funzionanti queste si configurano come luoghi di crescita e di sviluppo all’interno di un continuo campo di relazioni. 

 

 

 

 

La persona è capace di coscienza, ma cos’è la coscienza? È il suo luogo la mente? Gregory Bateson, anch’esso in una visione ecologica dell’umano, ha detto “la mente non è limitata dalla pelle”, ma si estende nell’ambiente lungo i molteplici sentieri del coinvolgimento sensoriale. Rolando fa coincidere lo stato d’identità con la coscienza (di se e del mondo) e in una frase significativa esprime un’idea simile a quella di Bateson: “Io posso, in un dato momento, identificarmi con l’Alleluia di Haendel. Che cosa significa? Semplicemente che mi lascio trasportare da questo movimento musicale fino a ridurre a punto tale la distanza tra la musica e la percezione di me stesso che la frontiera esterno-interno viene abolita”. Così come la musica, “il movimento è una forma di percezione, un modo di conoscere il mondo oltre che di agirvi”. Nell’abitare la vita, le conoscenze necessarie sono legate al saper vivere, ad abilità pratiche. Secondo lo psicologo dello sviluppo Vigotskij, lo sviluppo cognitivo ha luogo grazie all’implicazione del soggetto in insiemi di attività pratiche, ordinarie e quotidiane, attraverso le quali esso interiorizza l’insieme di valori, abilità, conoscenze e modi di pensiero del proprio contesto storico e sociale. 

Rolando ha spesso rappresentato il sapere come un albero in cui razionale e vissuto si ramificano a partire da uno stesso tronco.

Albero del Sapere

Originale dell’Albero del Sapere di Rolando Toro per gentile concessione di Eliane Matuk

Il sapere e il saper-fare si co-implicano reciprocamente. “l’albero del sapere sorge dalla vivencia di essere vivi, del sentimento di appartenere a un grande processo cosmico in cambiamento permanete”. Uno degli obiettivi di Biodanza consiste nel ri-radicare il soggetto umano nel continuo della vita organica. 

Entra poi in campo l’affettività che indica la qualità delle relazioni di cui parliamo. Gli affetti comprendono la vasta gamma emotiva umana ma, per Rolando la nozione di affettività ha una natura più complessa e duratura dell’emozione e anche della vivencia, che si esaurisce nella sua immediatezza. L’affettività, dice Rolando “implica la partecipazione della coscienza e una rappresentazione simbolica”, e “è uno stato di affinità profonda verso gli altri esseri umani”. La relazione comporta una serie di interazioni nel tempo tra individui noti l’uno all’altro, è un processo in continua creazione nel tempo. 

Come si inserisce Biodanza nella costituzione dell’etica, se consideriamo anche la parte finale della definizione presa in considerazione ovvero “non esiste un’etica normativa”. 

Rolando nell’affermare ciò si oppone all’idea di relativismo etico, giustificare azioni nefaste con argomenti intelligenti, e anche a quella di relativismo culturale, per cui ciò che è valore in occidente non lo è per i mongoli o i fula o i trobriandesi. In definitiva però ci dice che l’etica non viene da fuori, da una cultura che si sovrappone a una base biologica amorale. Essa origina nel processo di vita dell’organismo in relazione con altri organismi: essa sorge spontanea. Dall’altra parte, come sappiamo, questa sorgente può essere equivocata quando la coscienza e l’affettività non sono unite, integrate. 

Allora Biodanza si inserisce come un Sistema educativo o rieducativo, non istruttivo (da fuori) ma come un luogo in cui si insegna a prestare attenzione ad alcune caratteristiche dell’ambiente, ad alcuni valori che ci appartengono la protezione della vita, il rispetto per l’altro e per se stessi. 

In questa prospettiva complessa dell’etica, Biodanza propone danze che si ispirano ai movimenti ordinari degli esseri umani, come camminare ad esempio. Il semplice camminare può diventare un’azione etica. 

Raramente i bambini imparano a camminare in isolamento, raramente gli adulti camminano da soli. Nella pratica quotidiana, i movimenti di una persona, la sua andatura, il suo passo, sono in risonanza con i movimenti altri e di altri nello spazio immediatamente circostante (chiarire con esempi). Ci è chiaro quando proponiamo l’esercizio del camminare in una sala gremita di persone. L’abilità di camminare sta largamente nella sensibilità all’ambiente. Questa sensibilità mostra un certo riguardo, un rispetto nei confronti dell’altro da sé, umano e non umano. Camminare diviene un atto eminentemente sociale ed ecologico. Nella metodologia di Biodanza, rivolgiamo lo sguardo in avanti, ponendo l’attenzione alla percezione della presenza dell’altro. Non è nelle idee che gli umani si accordano ma nelle pratiche e nelle abilità. 

Con tale approccio alla persona il comportamento, l’agire o l’etica, non è un effetto semplice di cause esogene ed endogene. L’agire umano dischiude un momento in un processo continuo di sviluppo in un campo relazionale il cui risultato è la mutua integrazione e la complementarietà di persona e ambiente. 

In entrambe le dimensioni prese in esame in questo intervento, della relazione e dell’abitare, risiede la possibilità di cambiamento insito nella natura stessa dell’etica. Un cambiamento che può essere fatto attraverso modificazioni profonde nella condotta, nei modi di vita. Quella trasformazione che Biodanza si propone e che in questo momento si sente come necessaria. 

Ora concludo mettendo in evidenza tre aspetti che emergono dall’approccio all’etica di Rolando Toro 

  1. Epistemologico: Porre attenzione ai processi (principio biocentrico: la vita come processo) piuttosto che alle forme. Le forme si generano in processi relazionali. A tal proposito per Nietzsche, l’ordine che il mondo mostra, mentre potremmo essere in grado di estrarre principi che ne segnano le regolarità, è principalmente caotico, conflittuale, eccessivo, a tempo indeterminato, non dominato dalle cose, può essere compreso con gli effetti corporei delle forze e dei campi di forza.
  2. Teorico: la conoscenza dell’uomo e il suo vissuto, il suo corpo, la sua mente e la sua cultura, si implicano l’un l’altro: umano come sistema complesso, ecologico, l’uomo in relazione “nel” mondo e non “con il mondo là fuori”. Rolando ha scritto nella rivista cilena Uno mismo nel 2003: “Le persone sono il nostro ambiente più potente: la coppia ecologica, la famiglia ecologica, la comunità ecologica sono espressioni del principio Biocentrico”. 
  3. Metodologico: porre attenzione, nelle proprie azioni, all’altro (ambiente, umano e non -umano), Educazione all’attenzione. Es del camminare come attività etica. Continuando con le parole di Rolando, “Attraverso la sua metodologia, l’educazione biocentrica riscatta la sacralità della vita, un nuovo stato di coscienza che ha profonde conseguenze etiche”. 

In questo senso, in questo momento che percepiamo come sfidante come umani e anche per Biodanza, io mi sento di riporre largamente fiducia nel metodo di Biodanza, attento alle dimensioni etiche del presente. Mi auguro che alla fine delle quarantene, i valori dell’incontro umano e il desiderio di socializzare attraverso la pelle, il luogo del sociale, possano tornare rinvigorite dalla nostalgia e da una nuova attenzione concreta che abbiamo riposto sulla nostra vita e sul nostro agire. 

 

 

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Scuola di Biodanza Scuolatoro UNIPIB di Milano
Viviana Luz Toro Matuk
www.scuolatoro.com